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SOLIDARIETA' E MISERICORDIA per rispondere alle sfide migratorie di oggiSOLIDARIETA' E MISERICORDIA per rispondere alle sfide migratorie di oggi
V anniversario della visita di Francesco a Lampedusa
venerdì, 06 luglio 2018

Papa Francesco ha voluto celebrare il quinto anniversario della sua visita a Lampedusa (avvenuta l'8 luglio 2013), con la Messa presieduta oggi presso l’Altare della Cattedra nella Basilica Vaticana. Un momento di preghiera per i defunti, per i sopravvissuti e per coloro che li assistono, insieme a 200 persone, fra cui rifugiati. Il monito del profeta Amos, dalla liturgia del giorno, “è ancora oggi di bruciante attualità”, osserva Francesco. Quanti poveri sono calpestati! Quanti piccoli vengono sterminati! Sono vittime della cultura dello scarto: tra questi, i migranti e i rifugiati, che bussano alle porte delle Nazioni che godono di maggiore benessere.
Le risposte all'appello all’umana responsabilità, lanciato a Lampedusa -ricordando le vittime dei naufragi- anche se generose, non sono state sufficienti, nota il Papa: ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti. Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa.
"Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio – talvolta complice – di molti. (…) Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l’amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati".
Nel Vangelo di oggi, Matteo ricorda il rimprovero di Gesù ai farisei, facili a subdole mormorazioni: «Imparate che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”».
"È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti".
L’unica risposta sensata alle sfide migratorie di oggi, è quella della solidarietà e della misericordia; una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità, una valutazione onesta e sincera delle alternative, e una gestione oculata.
"Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso. E’ a questo mondo che guardano i giovani".
Un impegno da portare avanti assieme ai governanti della terra e alle persone di buona volontà. Per questo, ammonisce il Papa, “seguiamo con attenzione il lavoro della comunità internazionale” che deve armonizzare “solidarietà e sussidiarietà, identificando risorse e responsabilità”.
A coloro che rappresentano i soccorritori, il Papa esprimere gratitudine per aver incarnato la parabola del Buon Samaritano, che salva la vita del povero senza fare domande.
Ai salvati dal Mediterraneo, chiede di “continuare ad essere testimoni di speranza in un mondo sempre più preoccupato per il suo presente, con pochissima visione del futuro, e riluttante a condividere. Con il rispetto per la cultura e le leggi del paese che vi accoglie” - esorta il pontefice - collaborate al percorso di integrazione.
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