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SOLIDARIETA' E MISERICORDIA per rispondere alle sfide migratorie di oggi
V anniversario della visita di Francesco a Lampedusa
pubblicato venerdì, 06 luglio 2018 da Sara Fornari
SOLIDARIETA' E MISERICORDIA per rispondere alle sfide migratorie di oggi
Papa Francesco ha voluto celebrare il quinto anniversario della sua visita a Lampedusa (avvenuta l'8 luglio 2013), con la Messa presieduta oggi presso l’Altare della Cattedra nella Basilica Vaticana. Un momento di preghiera per i defunti, per i sopravvissuti e per coloro che li assistono, insieme a 200 persone, fra cui rifugiati. Il monito del profeta Amos, dalla liturgia del giorno, “è ancora oggi di bruciante attualità”, osserva Francesco. Quanti poveri sono calpestati! Quanti piccoli vengono sterminati! Sono vittime della cultura dello scarto: tra questi, i migranti e i rifugiati, che bussano alle porte delle Nazioni che godono di maggiore benessere.
Le risposte all'appello all’umana responsabilità, lanciato a Lampedusa -ricordando le vittime dei naufragi- anche se generose, non sono state sufficienti, nota il Papa: ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti. Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa.

"Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio – talvolta complice – di molti. (…) Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l’amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati".

Nel Vangelo di oggi, Matteo ricorda il rimprovero di Gesù ai farisei, facili a subdole mormorazioni: «Imparate che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”».

"È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti".

L’unica risposta sensata alle sfide migratorie di oggi, è quella della solidarietà e della misericordia; una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità, una valutazione onesta e sincera delle alternative, e una gestione oculata.

"Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso. E’ a questo mondo che guardano i giovani".

Un impegno da portare avanti assieme ai governanti della terra e alle persone di buona volontà. Per questo, ammonisce il Papa, “seguiamo con attenzione il lavoro della comunità internazionale” che deve armonizzare “solidarietà e sussidiarietà, identificando risorse e responsabilità”.
A coloro che rappresentano i soccorritori, il Papa esprimere gratitudine per aver incarnato la parabola del Buon Samaritano, che salva la vita del povero senza fare domande.
Ai salvati dal Mediterraneo, chiede di “continuare ad essere testimoni di speranza in un mondo sempre più preoccupato per il suo presente, con pochissima visione del futuro, e riluttante a condividere. Con il rispetto per la cultura e le leggi del paese che vi accoglie” - esorta il pontefice - collaborate al percorso di integrazione.
ONORE È SERVIRE
Il Papa ai 14 nuovi cardinali
pubblicato giovedì, 28 giugno 2018 da Sara Fornari
ONORE È SERVIRE

Al termine della celebrazione del Concistoro, il Santo Padre e i nuovi cardinali si sono recati al Monastero "Mater Ecclesiae" per incontrare il Papa Emerito, Benedetto XVI. Nella cappella, tutti insieme hanno recitato l'Ave Maria. Dopo un breve saluto e la benedizione di Papa Benedetto, i 14 nuovi porporati sono tornati in Aula Paolo VI e nel Palazzo Apostolico per la Visita di Cortesia.

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Il Signore cammina davanti a noi, ci ricorda ancora che l’unica autorità credibile è quella che nasce dal mettersi ai piedi degli altri per servire Cristo. E' l'esortazione rivolta dal pontefice ai 14 nuovi cardinali, che vengono da quattro continenti, creati questo pomeriggio nel Concistoro Ordinario Pubblico.
Nel saluto a nome di tutti, mons. Sako Patriarca di Babilonia dei Caldei sottolinea come questa nomina esprime la vitalità e l’apertura della Chiesa Cattolica e concretizza la sua cattolicità – universalità - al servizio di tutti gli uomini.
“Questa nomina nel giorno di Pentecoste non è avvenuta a caso, essa ci chiede l'impegno
dell'annuncio e dell’approfondimento della fede che risponda alle esigenze della fase attuale e futura, ci spinge ad un servizio sempre più attento verso il popolo di Dio a noi affidato e ci chiede di avere orizzonti sempre più vasti. La Vostra chiamata paterna per noi è un incoraggiamento nelle nostre sofferenze (…) Credo fermamente nella fecondità dell'amore spinto fino alla fine”.

Commentando il Vangelo di Marco con il terzo annuncio della Passione Francesco ribadisce: la più alta onorificenza che possiamo ottenere, la maggiore promozione che ci possa essere conferita è servire Cristo nel popolo fedele di Dio. D'altra parte, come narra l'episodio dell'ascesa verso Gerusalemme, il Signore si prende cura del suo popolo con una pedagogia impareggiabile. Nell’ora delle grandi determinazioni e decisioni, nota il Papa, Gesù non trascura di precedere (primerear) i suoi. Di fronte ai cuore dei discepoli - ricerca dei primi posti, gelosie, invidie, intrighi, aggiustamenti e accordi, una logica che logora e corrode da dentro i rapporti tra loro, che li chiude e li avvolge in discussioni inutili - Gesù va avanti, li precede (primerea) e li esorta: «Tra voi non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (Mc 10,43). Con tale atteggiamento, il Signore cerca di ri-centrare lo sguardo e il cuore dei suoi discepoli, non permettendo che le discussioni sterili e autoreferenziali trovino spazio in seno alla comunità.

E così Gesù ci insegna che la conversione, la trasformazione del cuore e la riforma della Chiesa è e sarà sempre in chiave missionaria, perché presuppone che si cessi di vedere e curare i propri interessi per guardare e curare gli interessi del Padre. La conversione dai nostri peccati, dai nostri egoismi non è e non sarà mai fine a sé stessa, ma mira principalmente a crescere in fedeltà e disponibilità per abbracciare la missione.
(E questo in modo tale che, nell’ora della verità, specialmente nei momenti difficili dei nostri fratelli, siamo ben disposti e disponibili ad accompagnare e accogliere tutti e ciascuno, e non ci trasformiamo in ottimi respingenti, o per ristrettezza di vedute[2] o, peggio ancora, perché stiamo discutendo e pensando tra di noi chi sarà il più importante).

Quando ci dimentichiamo della missione, prosegue il Papa, quando perdiamo di vista il volto concreto dei fratelli, la nostra vita si rinchiude nella ricerca dei propri interessi e delle proprie sicurezze. E così cominciano a crescere il risentimento, la tristezza e il disgusto. A poco a poco viene meno lo spazio per gli altri.
Il Signore ci ricorda ancora una volta che l’unica autorità credibile è quella che nasce dal mettersi ai piedi degli altri per servire Cristo. Gesù, prima di chinare il capo sulla croce, non ha avuto paura di chinarsi davanti ai discepoli e lavare loro i piedi.

Questa è la più alta onorificenza che possiamo ottenere, la maggiore promozione che ci possa essere conferita: servire Cristo nel popolo fedele di Dio, nell’affamato, nel dimenticato, nel carcerato, nel malato, nel tossicodipendente, nell’abbandonato, in persone concrete con le loro storie e speranze, con le loro attese e delusioni, con le loro sofferenze e ferite. Solo così l’autorità del pastore avrà il sapore del Vangelo.

Dopo la professione di fede i cardinali giurano fedeltà e obbedienza al Papa e ai suoi successori, poi l'imposizione della berretta, la consegna dell'anello, l'assegnazione del titolo o della diaconia.
DARE IL MEGLIO DI SE'
Documento sulla prospettiva cristiana dello sport e della persona umana
pubblicato sabato, 02 giugno 2018 da Sara Fornari
DARE IL MEGLIO DI SE'
“Dare il meglio di sé”, è il titolo del documento sulla visione cristiana dello sport e della persona umana, del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, pubblicato oggi.

Nel presentarlo oggi alla stampa, il Prefetto del Dicastero, il cardinal Kevin Farrell, ha ricordato che il titolo fa riferimento al discorso rivolto dal Papa alle associazioni sportive nel 2014 in San Pietro, nel 70 anniversario del Centro Sportivo Italiano. L’espressione però è stata utilizzata durante l’incontro con i giovani partecipanti alla riunione pre-sinodale dell’aprile scorso, e ancora nell’Esortazione apostolica "Gaudete et exsultate", evidenziando che la santità è una chiamata universale, rivolta a tutti: “Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui”.

cardinale Kevin Farrell
“Dare il meglio di sé” è senza dubbio un’espressione che si applica sia nell’ambito dello sport sia in quello della fede. Da una parte, infatti, richiama lo sforzo, il sacrificio che uno sportivo deve assumere come costante della propria vita per ottenere una vittoria o semplicemente per arrivare alla meta. Ma anche nell’ambito della fede, siamo chiamati a dare il meglio di noi stessi per arrivare alla santità.
Il Documento, circa 50 pagine, è strutturato in cinque capitoli: il rapporto tra la Chiesa e lo sport; una descrizione del fenomeno sportivo con un sguardo attento alla persona umana (capitoli 2 e 3); alcune delle sfide odierne che lo sport è chiamato ad affrontare (capitolo 4); la Chiesa e la pastorale dello sport (capitolo 5).
Il testo ha carattere divulgativo e pastorale. Non è pensato per studiosi o ricercatori, ma è una riflessione sullo stato dello sport oggi, con indicazioni utili per sviluppare una pastorale dello sport, ma si rivolge anche ai club, alle associazioni dilettantistiche e ai singoli atleti.

“Lo sport è un ambiente nel quale molti giovani e non solo, provenienti da culture e religioni diverse, imparano a dare il meglio di sé. Questi tipi di esperienze possono essere un segnale di trascendenza”. L'esperienza dello sport, può “insegnarci qualcosa sull'essere umano e sul suo destino”. Sono le parole conclusive – che segnano il filo rosso e uno dei temi centrali - del Documento, il primo della Santa Sede sulla pratica sportiva, sia svolta a livello professionale sia amatoriale.

cardinale Kevin Farrell
Vorrei evidenziare poi che si tratta del primo Documento della Santa Sede sullo sport. Se è vero, infatti, che esistono discorsi e messaggi di vari Pontefici rivolti al mondo dello sport e non pochi convegni sono stati organizzati dalla Santa Sede a riguardo, non esisteva ancora un Documento che raccogliesse il pensiero e i desideri della Chiesa cattolica relativi alla pratica sportiva, sia quella svolta a livello professionale sia quella di tipo amatoriale.

"COR ORANS", Cuore orante. Sulla vita contemplativa femminile.
Istruzione applicativa della Costituzione Apostolica “Vultum Dei Quaerere”
pubblicato martedì, 15 maggio 2018 da Sara Fornari
"COR ORANS", Cuore orante. Sulla vita contemplativa femminile.
E' stata presentata questa mattina in Sala Stampa Vaticana l’Istruzione “Cor Orans” sulla vita contemplativa, della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

L'Istruzione applica la Costituzione Apostolica “Vultum Dei Quaerere”, pubblicata nel luglio 2016: a 50 dal Concilio Vaticano II, e a quasi 70 anni dalla “Sponsa Christi”, la Costituzione Apostolica per la vita contemplativa femminile di Papa Pio XII, del 1950.

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“Cuore orante nella Chiesa e per la Chiesa, la vita contemplativa femminile, custode di gratuità e di ricca fecondità apostolica, è stata sempre testimone visibile di misteriosa e multiforme santità ed arricchisce la Chiesa di Cristo con frutti di grazia e di misericordia”. Sono le parole iniziali – e che danno il titolo- al documento “Cor Orans” sulla vita contemplativa, che è stato presentato oggi alla stampa: una “Istruzione” -questo il nome del documento- della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

COR ORANS è una Istruzione applicativa della Costituzione Apostolica “Vultum Dei Quaerere”, pubblicata nel luglio 2016: a 50 dal Concilio Vaticano II, e a quasi 70 anni dalla “Sponsa Christi”, la Costituzione Apostolica per la vita contemplativa femminile di Papa Pio XII.
Nel suo intervento Mons. Carballo ha spiegato che Cor Orans riflette molto bene quanto le stesse monache hanno chiesto nelle risposte al questionario inviato alcuni anni fa a tutti i monasteri del mondo.

Nel suo intervento il Segretario della Congregazione, Mons. Carballo, ha spiegato che la redazione dell’Istruzione ha richiesto del tempo, comportando un lavoro attento e preciso, soprattutto dal punto di vista canonico, proprio in ordine a delineare norme e processi che salvaguardassero l’identità e la missione dei monasteri di vita contemplativa femminile, che da sempre “occupano un posto eminente nel corpo mistico di Cristo”.

L’Istruzione si propone di risolvere e colmare alcune lacune legislative in tema di “Federazioni dei monasteri”, “struttura di comunione” che si deve alla “Sponsa Christi”, la Costituzione Apostolica per la vita contemplativa femminile del 1950, precedente a “Vultum Dei Quaerere”.
In diretta domani 50° del Cammino Neocatecumenale con il Papa a Tor Vergata
Alla vigilia della festa della Vergine del Rosario di Pompei
pubblicato venerdì, 04 maggio 2018 da Sara Fornari
In diretta domani 50° del Cammino Neocatecumenale con il Papa a Tor Vergata
Nell'approssimarsi della festa della Vergine del Rosario di Pompei, domani 5 maggio, il Cammino Neocatecumenale celebrerà con il Santo Padre il 50° anniversario del suo arrivo a Roma, dopo gli inizi a Madrid alla fine degli anni 60.

Proprio nelle mani della Madonna di Pompei, infatti, gli spagnoli iniziatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernández, affidarono la loro missione nel luglio del 1968, poco dopo il loro arrivo a Roma.
L'incontro internazionale con il canto del Te Deum, a cui interverrà Papa Francesco si svolgerà nell’area universitaria di Tor Vergata, nella periferia di Roma, in omaggio a san Giovanni Paolo II, che durante i suoi 26 anni di pontificato ha accolto e sostenuto il Cammino.
A Tor Vergata si celebrò anche l'indimenticabile Giornata Mondiale della Gioventù (Gmg) del 2000. In questa celebrazione di rendimento di grazie per l'amore e la fedeltà di Dio in questi anni, Papa Francesco invierà 34 nuove missiones ad gentes - su richiesta di altrettanti Vescovi - per portare il Vangelo nelle zone secolarizzate o con una piccola presenza di Chiesa, in tutto il mondo. Papa Francesco invierà anche 25 comunità delle parrocchie di Roma - che hanno già concluso questa iniziazione cristiana – ad altre parrocchie della periferia di Roma per un servizio di evangelizzazione. L'incontro, che si concluderà con il canto dell’inno Te Deum, sarà guidato dall’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale: Kiko Argüello, padre Mario Pezzi e Ascensión Romero. Sarà ricordata in modo del tutto particolare Carmen Hernández, co-iniziatrice, insieme a Kiko, nata al cielo il 19 luglio 2016.

L'incontro internazionale con Papa Francesco sarà trasmesso in diretta a partire dalle ore 10.45.
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato
IL TRIDUO PASQUALE
pubblicato mercoledì, 28 marzo 2018 da Sara Fornari
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato
Cosa credete sia più importante? Il Natale o la Pasqua? E' iniziata con questa domanda l'udienza generale: il Papa ha incentrato la catechesi sul Triduo Pasquale, a partire da un versetto dell'Epistola ai Corinzi «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato». La festa più importante della nostra fede è la Pasqua, ha spiegato Francesco: perché è la festa della nostra salvezza, dell’amore di Dio per noi. Il Triduo Pasquale che incomincia domani, con la Messa della Cena del Signore. Tutti i cristiani sono chiamati a vivere i tre Giorni santi come la “matrice” della loro vita personale e comunitaria: come i nostri fratelli ebrei hanno vissuto l’esodo dall’Egitto. Il triduo -che è “la memoria celebrativa di un unico grande mistero: la morte e la risurrezione del Signore Gesù” - culmina la mattina di Pasqua, nella esultanza commossa del Canto della Sequenza: un inno, che ripercorrendo le tappe  vissute, fa udire l’annuncio della risurrezione: «Cristo, nostra speranza, è risorto e ci precede in Galilea».

"...Questa è la grande affermazione: Cristo è risorto. E in tanti popoli del mondo, soprattutto nell’Est Europa, la gente si saluta in questi giorni pasquali non con “buongiorno”, “buonasera” ma con “Cristo è risorto”, per affermare il grande saluto pasquale. “Cristo è risorto”."

Queste parole sono un annuncio di gioia e di speranza, ma anche un appello alla responsabilità e alla missione. La festa sottolinea Francesco, non finisce con la colomba, le uova – anche se è bella, la festa di famiglia. Piuttosto, dalla Pasqua comincia il cammino alla missione, all’annuncio, il kerygma, che il Triduo ci prepara ad accogliere: è il centro della nostra fede e della nostra speranza
Cristo è stato immolato come l’agnello. Pertanto - continua San Paolo - «le cose vecchie sono passate e ne sono nate di nuove». Proprio a indicare questa vita nuova, nel giorno di Pasqua fin dall’inizio nella comunità cristiana si battezzava. Con il battesimo tutto ricomincia. Per il Battesimo, infatti, siamo risorti con Gesù e siamo morti alle cose e alla logica del mondo; siamo rinati come creature nuove.

"...L’unico, l’unico che ci giustifica; l’unico che ci fa rinascere di nuovo è Gesù Cristo. Nessun altro. E per questo non si deve pagare nulla, perché la giustificazione – il farsi giusti – è gratuita. E questa è la grandezza dell’amore di Gesù: dà la vita gratuitamente per farci santi, per rinnovarci, per perdonarci. E questo è il nocciolo proprio di questo Triduo Pasquale".

Gesù ci da una vita nuova. La memoria di questo avvenimento fondamentale rinnova nei battezzati il senso della loro nuova condizione. Guardare in alto, allargare gli orizzonti: questa è la nostra fede, la nostra giustificazione, lo stato di grazia! La rinascita del Battesimo però è “una realtà che chiede di diventare esistenza concreta giorno per giorno”.
Ma il cristiano, pur rimanendo peccatore non può più essere corrotto: se veramente si lascia lavare da Cristo, se si lascia spogliare da Lui dell’uomo vecchio, per camminare in una vita nuova...
Ci sono i cristiani finti: quelli che dicono “Gesù è risorto”, ma vivono una vita corrotta.

Il cristiano non può vivere con la morte nell’anima, né essere causa di morte.

"...Pensiamo – per non andare lontano – pensiamo a casa, pensiamo ai cosiddetti “cristiani mafiosi”. Ma questi di cristiano non hanno nulla: si dicono cristiani, ma portano la morte nell’anima e agli altri. Preghiamo per loro, perché il Signore tocchi la loro anima".

Il mondo diventa lo spazio della nostra nuova vita da risorti. In piedi, con la fronte alta possiamo condividere l’umiliazione di coloro che ancora oggi, sono nella sofferenza, nella solitudine, nella morte, per diventare, grazie a Gesù e con Lui, strumenti di riscatto e di speranza, segni di vita e di risurrezione.

"...In tanti Paesi - qui in Italia e anche nella mia patria - c’è l’abitudine che quando il giorno di Pasqua si sentono, si ascoltano le campane, le mamme, le nonne, portano i bambini a lavarsi gli occhi con l’acqua, con l’acqua della vita, come segno per poter vedere le cose di Gesù, le cose nuove. In questa Pasqua lasciamoci lavare l’anima, lavare gli occhi dell’anima, per vedere le cose belle, e fare delle cose belle. E questo è meraviglioso! Questa è proprio la Risurrezione di Gesù dopo la sua morte, che è stato il prezzo per salvare tutti noi".

Disponiamoci a vivere bene questo Triduo Santo - ha esortato quindi il Papa - per essere sempre più profondamente inseriti nel mistero di Cristo, morto e risorto per noi. Ci accompagni in questo itinerario la Vergine Santissima, che fu presente e unita al Figlio sotto la croce, e ricevette nel suo cuore di Madre l’immensa gioia della risurrezione.

"...E vi consiglio: la mattina di Pasqua portate i bambini al rubinetto e fategli lavare gli occhi. Sarà un segno di come vedere Gesù Risorto".
L'obbedienza a Dio nella vita cristiana
IV Predica di Quaresima
pubblicato venerdì, 16 marzo 2018 da Sara Fornari
L'obbedienza a Dio nella vita cristiana
Nel battesimo abbiamo accettato un Signore “obbediente”

“L'obbedienza a Dio nella vita cristiana”: è il tema della Predica di Quaresima di oggi, la IV, tenuta nella Cappella Redemptoris Mater, alla presenza del Santo Padre, dal Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa. Prendendo spunto dal versetto di San Paolo, che nel capitolo 13 della Lettera ai Romani, dopo aver parlato della carità e dell’umiltà, arriva a parlare anche dell’obbedienza:
“Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio”.
L’Apostolo parla qui dell’autorità civile e statale. Il problema se obbedire o no allo stato romano, come prima per i giudei, si poneva anche per i cristiani.
Il Regno predicato da Cristo “non è di questo mondo”, non è, cioè, di natura nazionale e politica. Può, perciò, vivere sotto qualsiasi regime politico, accettandone i vantaggi, ma insieme anche le leggi.
L’obbedienza allo stato è una conseguenza e un aspetto di un’obbedienza ben più importante che l’Apostolo chiama “l’obbedienza al Vangelo”. Il suo severo ammonimento mostra che pagare le tasse e compiere il proprio dovere verso la società è anche un dovere morale e religioso. E’ una esigenza del precetto dell’amore del prossimo.
Se io non pago le tasse, se deturpo l’ambiente, se trasgredisco le regole del traffico, io danneggio e mostro di disprezzare il prossimo. E su questo punto - nota Cantalamessa - noi italiani (e forse non solo ) dovremmo aggiungere qualche domanda ai nostri esami di coscienza.

C'è però una obbedienza “essenziale”, che riguarda tutti, che regge e vivifica tutte le altre obbedienze particolari, che scaturiscono da essa.
L’obbedienza a Dio è come “il filo dall’alto” che regge la splendida tela del ragno appesa a una siepe. Il filo dall’alto, che è servito a costruire la tela, è quello che dal centro sorregge tutto l’intreccio.
Così pure nella trama delle autorità e delle obbedienze in una società, in un ordine religioso e nella Chiesa. Ognuno di noi vive in una fitta tela di dipendenze.
L’obbedienza a Dio è il filo dall’alto: tutto è costruito su di essa, ma essa non può essere dimenticata neppure dopo che è finita la costruzione. In caso contrario, tutto si ripiega su se stesso e non si capisce più perché si deve obbedire.

Il vero fondamento dell’obbedienza cristiana non è un’idea, ma è un atto di obbedienza; non si trova nella “retta ragione”, ma nel kerigma: Cristo “si è fatto obbediente fino alla morte”; “imparò l’obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono”.
La grandezza dell’obbedienza di Gesù, si misura “dalle cose che patì” e dall’amore e dalla libertà con cui obbedì. In lui rifulge l’obbedienza filiale.

L’obbedienza è per la vita cristiana, qualcosa di costitutivo; è il risvolto pratico e necessario dell’accettazione della signoria di Cristo. Nel battesimo noi abbiamo accettato un Signore “obbediente”, uno che è diventato Signore proprio a causa della sua obbedienza, e la cui signoria è, per così dire, sostanziata di obbedienza.
Entrando nel mondo, Gesù ha fatto sue queste parole dicendo: “Ecco, io vengo, per fare, o Dio, la tua volontà”. Ora tocca a noi. Tutta la vita, giorno per giorno, può essere vissuta all’insegna di queste parole.
LA CARITÀ NON ABBIA FINZIONI
II Predica di Quaresima
pubblicato venerdì, 02 marzo 2018 da Sara Fornari
LA CARITÀ NON ABBIA FINZIONI

"La carità non abbia finzioni": è stato il filo conduttore della II predica di Quaresima in Vaticano, alla presenza del Papa e della Curia Romana: il predicatore, padre Raniero Cantalamessa, ha proseguito la riflessione sul tema: “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo. La santità cristiana nella parenesi paolina”, soffermandosi sul senso dell’amore cristiano. La santità cristiana - ha spiegato - consiste nella “imitazione” di Cristo e nella “perfetta unione” con il Signore.
La situazione della comunità di Roma descritta dall'apostolo Paolo - nel mare ostile della società pagana - “rappresenta, in miniatura, la situazione attuale di tutta la Chiesa”, ha detto il predicatore, riferendosi non alle persecuzioni e martirio “a cui sono esposti i nostri fratelli di fede in tante parti del mondo”, ma all’ostilità, al rifiuto e spesso al profondo disprezzo “con cui non solo i cristiani, ma tutti i credenti in Dio sono guardati in vasti strati della società, specie in quelli più influenti e che determinano il sentire comune”. “L’atteggiamento del cuore da coltivare nei confronti di una umanità che, nel suo insieme, rifiuta Cristo e vive nelle tenebre anziché nella luce”, è quello di “una profonda compassione e tristezza spirituale che porta ad amarli e soffrire per loro; a farsene carico davanti a Dio, come Gesù si è fatto carico di tutti noi davanti al Padre”.
Le successive prediche di Quaresima avranno luogo venerdì 9, 16 e 23 marzo.
Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2018
«Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà»
pubblicato martedì, 06 febbraio 2018 da Sara Fornari
Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2018
I "falsi profeti" -denaro, piacere, droghe - sono ciarlatani, truffatori: offrono cose senza valore e tolgono dignità, libertà e capacità di amare. Ma la Pasqua del Signore “ci viene incontro”. La Quaresima annuncia la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e tutta la vita.


«Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà». Questa frase tratta dal Vangelo di Matteo, è il tema del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima. Nel versetto, tratto dal discorso che riguarda la fine dei tempi - e ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi - Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: è questo il brano scelto per introdurre a questo tempo liturgico forte.
Di fronte al raffreddarsi dell'amore, della carità, al venir meno del “senso di comune umanità”, Papa Francesco esorta a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima, sorretti dall’elemosina, dal digiuno e dalla preghiera.

Il Messaggio -pubblicato e presentato oggi alla stampa- si apre innanzitutto con l'annuncio della Pasqua del Signore, che “ci viene incontro”. Per prepararci ad essa la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione», annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita.

Il testo mette in guardia dai falsi profeti che - di fronte ad eventi dolorosi - inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo. Come “incantatori di serpenti”, i falsi profeti approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Come “ciarlatani” offrono soluzioni immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti sono irretiti in una vita completamente virtuale. Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare.

"Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti! Quanti vivono incantati dall’illusione del denaro, che li rende schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!"
Un'immagine forte nel Messaggio viene dalla descrizione dell’inferno di Dante Alighieri: il diavolo seduto su un trono di ghiaccio: egli abita nel gelo dell’amore soffocato.
A spegnere, a raffreddare la carità, è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali»; ad essa segue il rifiuto di Dio. Ciò si tramuta in violenza contro chi viene ritenuto una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese.

Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità.
L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità.

Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi questi segni, ecco che la Chiesa, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno.

Il pontefice esorta tutta la Chiesa “a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia”, auspica inoltre che il suo invito possa raggiungere -“al di là dei confini della Chiesa Cattolica”-, tutti gli uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio. Se come noi siete afflitti dal dilagare dell’iniquità nel mondo, se vi preoccupa il gelo che paralizza i cuori e le azioni, se vedete venire meno il senso di comune umanità, unitevi a noi per invocare insieme Dio, per digiunare insieme e insieme a noi donare quanto potete per aiutare i fratelli!
"Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare".
NO ALL'EUTANASIA
Dignità intangibile - Udienza alla Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede
pubblicato giovedì, 14 settembre 2017 da Sara Fornari
NO ALL'EUTANASIA
Occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile. Così il Santo Padre, questa mattina, ricevendo in udienza i partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. L’uomo di oggi non sa più chi è e, quindi, fatica a riconoscere come agire bene, ha detto il pontefice. Il compito della Congregazione, appare decisivo, nel richiamare la vocazione trascendente dell’uomo, e la connessione inscindibile della sua ragione con la verità e il bene, a cui introduce la fede in Gesù Cristo. Nulla come l’aprirsi della ragione, alla luce che viene da Dio, aiuta l’uomo a conoscere sé stesso e il disegno di Dio sul mondo. I compiti che impegnano la Congregazione – ha rimarcato il Papa - risultano ancora più attuali di fronte all’orizzonte, sempre più fluido e mutevole, che caratterizza l’autocomprensione dell’uomo di oggi, e che influisce sulle sue scelte esistenziali ed etiche.

"Sono lieto di potervi incontrare al termine della Sessione Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ringrazio il Prefetto per la sua introduzione con cui ha riassunto le linee più importanti del vostro lavoro in questi ultimi due anni.
Esprimo il mio apprezzamento per il vostro delicato servizio, che risponde al particolare legame del vostro Dicastero col ministero del Successore di Pietro, il quale è chiamato a confermare i fratelli nella fede e la Chiesa nell’unità".

Francesco ha espresso apprezzamento per lo studio circa alcuni aspetti della salvezza cristiana, per riaffermare il significato della redenzione, in riferimento alle odierne tendenze neo-pelagiane e neo-gnostiche. Tali tendenze sono espressioni di un individualismo che si affida alle proprie forze per salvarsi. Noi, invece, crediamo che la salvezza consista nella comunione con Cristo risorto che, grazie al dono del suo Spirito, ci ha introdotto in un nuovo ordine di relazioni con il Padre e tra gli uomini.
Vi ringrazio per il vostro impegno quotidiano di sostegno al magistero dei Vescovi, nella tutela della retta fede e della santità dei Sacramenti, in tutte le varie questioni che oggi richiedono un discernimento pastorale importante, come nell’esame dei casi relativi ai graviora delicta e delle domande di scioglimento del vincolo matrimoniale in favorem fidei.

Circa le implicazioni etiche in campo economico-finanziario, il Papa ha rilevato che “solo una visione dell’uomo come persona, vale a dire come soggetto essenzialmente relazionale e connotato da una peculiare ed ampia razionalità, è in grado di agire in conformità con l’ordine oggettivo della morale”
Al centro della Sessione Plenaria anche questioni delicate circa l’accompagnamento dei malati terminali. Assolutizzando i concetti di autodeterminazione e di autonomia, la secolarizzazione - spiega il Papa - ha comportato in molti Paesi una crescita della richiesta di eutanasia come affermazione ideologica della volontà di potenza dell’uomo sulla vita. Ciò ha portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”. È chiaro – nota Francesco - che laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile.
Occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile.
Il dolore, la sofferenza, il senso della vita e della morte sono realtà che la mentalità contemporanea fatica ad affrontare con uno sguardo pieno di speranza. Eppure, senza una speranza affidabile, l’uomo non riesce a vivere bene e a conservare una prospettiva fiduciosa davanti al suo futuro. È questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo.
In questo senso, la vostra missione assume un volto pastorale. Autenticamente pastorale è dunque ogni azione tesa a prendere per mano l’uomo, quando questi ha smarrito il senso della sua dignità e del suo destino, per condurlo con fiducia a riscoprire la paternità amorevole di Dio, il suo destino buono e le vie per costruire un mondo più umano. Questo è il grande compito che attende la vostra Congregazione ed ogni altra istituzione pastorale nella Chiesa.