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Papa Francesco prega per la Siria

È esigente il Vangelo della XIII Domenica del tempo ordinario e nello stesso tempo ci ricorda un tratto distintivo della vita cristiana che è il dono di sé con apertura, accoglienza e gratitudine. Sono questi due aspetti al centro della riflessione che Papa Francesco fa precedere alla recita dell’Angelus alla vigilia della Solennità dei Santi […]

È esigente il Vangelo della XIII Domenica del tempo ordinario e nello stesso tempo ci ricorda un tratto distintivo della vita cristiana che è il dono di sé con apertura, accoglienza e gratitudine. Sono questi due aspetti al centro della riflessione che Papa Francesco fa precedere alla recita dell’Angelus alla vigilia della Solennità dei Santi Pietro e Paolo. La prima richiesta esigente è “di porre l’amore verso di Lui al di sopra degli affetti familiari”.

Lo vediamo: alcune corruzioni nei governi, vengono proprio perché l’amore alla parentela è più grande dell’amore alla patria e mettono in carica i parenti. Lo stesso, con Gesù: quando l’amore è più grande di Lui non va bene. Tutti potremmo portare tanti esempi al riguardo. Senza parlare di quelle situazioni in cui gli affetti familiari si mischiano con scelte contrapposte al Vangelo. Quando invece l’amore verso i genitori e i figli è animato e purificato dall’amore del Signore, allora diventa pienamente fecondo e produce frutti di bene nella famiglia stessa e molto al di là di essa.

Il vero amore a Gesù, ribadisce il Papa citando i rimproveri che Gesù fa ai Dottori della Legge, richiede dunque un vero amore ai genitori, ai figli, ma se “da primo cerchiamo l’interesse famigliare, questo porta sempre su una strada sbagliata”.

Altra adesione piena che Gesù chiede ai suoi discepoli nel Vangelo di oggi, è alla Croce, a seguirlo cioè sulla via che Egli stesso ha percorso “senza cercare scorciatoie”.

Il “paradosso del Vangelo” sta proprio qui, nel perdere la propria vita per ritrovarla in pienezza e ne abbiamo, dice Francesco, tanti esempi, in coloro che in questi giorni si stanno sacrificando per soccorrere quanti sono coinvolti nella pandemia:

E la “gratitudine generosa di Dio – aggiunge Francesco – tiene conto anche del più piccolo gesto di amore e di servizio reso ai fratelli” e ci insegna a fare altrettanto, per educazione, ma soprattutto perché siamo cristiani:

Al termine della recita dell’Angelus il Papa prega nuovamente per il popolo siriano. L’occasione è il prossimo importante appuntamento internazionale martedì 30 giugno, quando si terrà la quarta Conferenza dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite per “sostenere il futuro della Siria e della regione”:

Preghiamo per questo importante incontro, perché possa migliorare la drammatica situazione del popolo siriano e dei popoli vicini, in particolare del Libano, nel contesto di gravi crisi socio-politiche ed economiche che la pandemia ha reso ancora più difficili. Pensate che ci sono bambini con la fame, che non hanno da mangiare. Per favore, che i dirigenti siano capaci di fare la pace.

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