Agevolare gli esercizi commerciali

I commercianti chiedono supporti maggiori di fronte a una situazione molto difficile anche a Verona, considerando il duro colpo inferto dal coronavirus alla città, turistica per vocazione. Le famiglie sono provate e in prospettiva si dovranno trovare modelli economici nuovi non quelli antecedenti al Covid.
In particolare quello che si chiede alle amministrazioni comunali è di intervenire su Imu e Tari, la tassa rifiuti, che per alcuni alberghi vuol dire anche un esborso di 20 mila euro l’anno. Una cifra che, se l’attività è chiusa, diventa particolarmente onerosa.
“I provvedimenti che il Governo continua ad adottare da mesi hanno fortemente compresso e stanno compromettendo lo svolgimento di molteplici attività d’impresa, in alcuni casi vietandone l’esercizio, in altri introducendo stringenti limitazioni allo stesso”, si legge nel testo. “Ai provvedimenti nazionali, sovente si sono aggiunti anche ulteriori ordinanze regionali, che hanno introdotto, a loro volta, considerevoli restrizioni. Dal Dpcm del 24 ottobre 2020, il settore dei pubblici esercizi chiude le attività di somministrazione alle 18, lavorando con il forte limite per il consumo al tavolo per massimo quattro persone, e cosa mai accaduta, ha subito la chiusura nel periodo delle festività Natalizie e di fine anno. Crisi acuita anche dall’attuale incertezza degli sviluppi legislativi, che non permette di programmare una decisa ripresa dell’azione aziendale delle attività di pubblico esercizio che ancora oggi non hanno certezze di lavoro”.
La situazione non migliora neppure in riferimento alle attività commerciali al dettaglio, aggiunge Confcommercio Verona: dal novembre dell’anno scorso queste sono sottoposte infatti a limiti legati all’obbligo di chiusura nelle giornate festive e prefestive, con clienti che spesso non hanno potuto raggiungere i negozi di fiducia perché confinati all’interno del proprio comune di residenza.
La lettera di Confcommercio Verona ricorda anche le attività che hanno chiuso, quali le palestre, le piscine, i centri natatori, i centri benessere, i centri termali, le attività di sale giochi, di sale scommesse, le sale bingo, parchi tematici e di divertimento oltre alle sale da ballo, inattive dal febbraio 2020, “Inoltre – prosegue la missiva – vi sono imprese che stanno subendo le gravissime conseguenze dettate dall’emergenza sanitaria, con sostanziale azzeramento dei ricavi: il chiaro riferimento è alle attività ricettive, quali gli alberghi, nonché alle attività delle agenzie di viaggio ed all’attività del catering”.