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Papa Francesco all’Angelus: “Il credente è un viandante”

La parabola del Buon Samaritano è al centro della riflessione di Papa Francesco all’Angelus di domenica, pronunciato dalla finestra del Palazzo Apostolico. “La strada – ricorda il Pontefice – è quella che da Gerusalemme scende a Gerico e lungo la quale giace un uomo picchiato a sangue e derubato dai briganti”. E se un sacerdote e un levita non si fermarono – ha proseguito – il Samaritano invece ne ebbe compassione. “Quel Samaritano – ha sottolineato il Santo Padre –, pur avendo i suoi programmi ed essendo diretto ad una meta lontana, non trova scuse e si lascia interpellare da ciò che incontra lungo la strada”.

“È significativo che i primi cristiani furono chiamati «discepoli della Via» (cfr. At 9,2), cioè del cammino. Il credente infatti somiglia molto al Samaritano: come lui è in viaggio, è un viandante. Sa di non essere una persona «arrivata», ma vuole imparare ogni giorno, mettendosi al seguito del Signore Gesù, che disse «io sono la via, la verità e la vita» (cfr. Gv 14,6).

Seguendo Gesù, il discepolo cambia ed assomiglia sempre di più al suo Maestro, che è sempre in cammini, visitava i villaggi, andava incontro alle persone, guariva i malati. Il discepolo – ha affermato Francesco – impara dunque “a vedere e avere compassione”, come Cristo. “Anzitutto vede: apre gli occhi sulla realtà, non è egoisticamente chiuso nel giro dei propri pensieri. Invece il sacerdote e il levita vedono il malcapitato, ma è come se non lo vedessero, passano oltre, guardando da un’altra parte. Il Vangelo ci educa a vedere: guida ognuno di noi a comprendere rettamente la realtà, superando ogni giorno preconcetti e dogmatismi”.

Il Papa ha poi proseguito nella sua riflessione, facendo notare che questa parabola del vangelo può suscitare due atteggiamenti: “colpevolizzare o colpevolizzarsi”. Puntare il dito verso altri, simili ai due che non si sono fermati, o verso se stessi ricordando le proprie disattenzioni. Il Santo Padre, ha però poi proposto un altro tipo di esercizio: “dobbiamo riconoscere quando siamo stati indifferenti e ci siamo giustificati, ma non fermiamoci lì. Lo dobbiamo riconoscere, è uno sbaglio, ma chiediamo al Signore di farci uscire dalla nostra indifferenza egoistica e di metterci sulla Via. Chiediamogli di vedere e avere compassione. Questa è una grazia: dobbiamo chiederla al Signore: «Signore che io veda, che io abbia compassione, come Tu vedi me e Tu ha compassione di me».

Al termine della preghiera mariana dell’Angelus, il Papa ha poi spesso la sua vicinanza e il suo pensiero ai paesi che si trovano in situazioni di guerra e di instabilità economica e politica. Francesco si è unito al dolore del popolo dello Sri Lanka, che negli ultimi giorni ha protestato per le strade del paese, prendendo d’assalto anche la residenza ufficiale del Presidente. I manifestanti, infatti, a causa dei blackout elettrici, della carenza di beni di prima necessità e dell’aumento dei prezzi, chiedono che il Presidente Rajapaksa si dimetta. “Mi unisco al dolore del popolo dello Sri Lanka, che continua a subire gli effetti dell’instabilità politica ed economica. Insieme ai Vescovi del paese, rinnovo il mio appello alla pace e imploro coloro che hanno autorità a non ignorare il grido dei poveri e le necessità della gente”.

Il Santo Padre ha poi rinnovato, anche in questa domenica di luglio, il suo pensiero per il popolo ucraino, tornando a definire brutali gli attacchi che colpiscono la gente comune. “Rinnovo la mia vicinanza al popolo ucraino, quotidianamente tormentato dai brutali attacchi di cui fa le spese la gente comune. Prego per tutte le famiglie, specialmente per le vittime, i feriti, i malati; prego per gli anziani e per i bambini. Che Dio mostri la strada per porre fine a questa folle guerra”.

Infine, Francesco ha voluto anche rivolgere un pensiero speciale per la Libia, e in particolare ai giovani e a tutti coloro che soffrono a causa della situazione del paese. “Esorto tutti a cercare nuovamente soluzioni convincenti, con l’aiuto della comunità internazionale, attraverso il dialogo costruttivo e la riconciliazione nazionale”.

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