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Papa Francesco all’Udienza generale: il Kazakhstan è il Paese dell’incontro

All’Udienza generale di questa mattina, che si è svolta in una Piazza San Pietro assolata, Francesco ha dedicato la catechesi a ripercorrere le tappe principali del suo 38° Viaggio Apostolico in Kazakhstan. Il Papa ha ricordato che il motivo principale della sua visita è stata la partecipazione al 7° Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali, promosso nella capitale Nur-Sultan: “Questa iniziativa è portata avanti da vent’anni dalle Autorità del Paese, che si presenta al mondo come luogo di incontro e di dialogo, in questo caso a livello religioso, e quindi come protagonista nella promozione della pace e della fratellanza umana”. “Significa mettere le religioni al centro dell’impegno per la costruzione di un mondo in cui ci si ascolta e ci si rispetta nella diversità”.

Papa Francesco ha poi sottolineato come la Dichiarazione Finale del Congresso, approvata da quasi tutti i leader presenti, sia in continuità con il Documento sulla Fratellanza Umana, firmato ad Abu Dhabi nel febbraio 2019, insieme al Grande Imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayeb. “Mi piace interpretare questo passo avanti come frutto di un cammino che parte da lontano: penso naturalmente allo storico Incontro interreligioso per la pace convocato da San Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986, tanto criticato dalla gente che non aveva lungimiranza”.

Il Viaggio è stato anche l’occasione per incontrare le autorità e la comunità ecclesiale. “Ho messo al centro la vocazione del Kazakhstan ad essere Paese dell’incontro: in esso, infatti, convivono circa centocinquanta gruppi etnici e si parlano più di ottanta lingue. Questa vocazione, che è dovuta alle sue caratteristiche geografiche e alla sua storia, è stata accolta e abbracciata come un cammino, che merita di essere incoraggiato e sostenuto”.

Il Santo Padre ha auspicato che nel paese possa proseguire la costruzione di una democrazia sempre più matura, in grado di rispondere alle esigenze dell’intera società. “È un compito arduo, che richiede tempo, ma già bisogna riconoscere che il Kazakhstan ha fatto scelte molto positive, come quella di dire “no” alle armi nucleari e quella di buone politiche energetiche e ambientali. Questo è stato coraggioso. In un momento in cui questa tragica guerra ci porta che alcuni pensano nelle armi nucleari, quella pazzia, questo Paese già dall’inizio dice “no” alle armi nucleari”.

Infine, il Papa ha sottolineato la gioia e l’entusiasmo della Chiesa kazaka, con la quale ha celebrato l’Eucarestia nel piazzale dell’Esposizione Universale, ospitata da Nur-Sultan nel 2017: “i cattolici sono pochi in quel Paese così vasto. Ma questa condizione, se vissuta con fede, può portare frutti evangelici: anzitutto la beatitudine della piccolezza. Inoltre, la scarsità numerica invita a sviluppare relazioni con i cristiani di altre confessioni, e anche la fraternità con tutti”.

Terminata la riflessione sul viaggio, nel corso dei saluti ai fedeli di lingua italiana, il Papa ha voluto esprimere ancora un pensiero e una preghiera per “la terribile situazione della martoriata Ucraina“, dove per la quarta volta il Cardinale Konrad Krajewski è stato inviato da Francesco. Il porporato polacco, nella giornata di lunedì 19 settembre, è stato raggiunto da alcuni colpi d’arma da fuoco, rimanendo illeso, mentre consegnava aiuti a Zaporizhia.

“Il cardinale Krajewski è andato lì per la quarta volta. Ieri mi ha telefonato, lui sta spendendo tempo lì, aiutando nella zona di Odessa, dando tanta vicinanza. Mi ha raccontato il dolore di questo popolo, le azioni selvagge, le mostruosità, i cadaveri torturati che trovano. Uniamoci a questo popolo così nobile e martire”.

Il Papa fa riferimento alla giornata passata dall’Elemosiniere Apostolico nella località di Izyum, dove sono stati ritrovati i resti di circa 500 persone, dopo il ritiro delle truppe russe. “Lì – ha detto il cardinale Krajewski in un’intervista rilasciata a Vatican News – abbiamo assistito a 50 giovani uomini con le tute bianche, che scavano e portavano via dalle tombe comuni le salme dei poveri ucraini uccisi”. “è stato un momento toccante vedere in che modo portavano via le salme – ha aggiunto – sembrava che lo facessero per le proprie famiglie”.

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